2/12/2008 Accendere un mutuo in Usa sta diventando un'impresa
Accendere un mutuo in Usa sta diventando un`impresa
Di Borsaprof
La scorsa settimana dagli Usa non sono arrivati molti dati macroeconomici ma, tra i pochi comunicati, ha scosso i mercati quello sull`indice ISM servizi, piombato a 41, ben sotto il valore di 50, che fa da spartiacque tra previsioni di crescita e di recessione nel sentiment dei direttori commerciali delle grandi imprese USA. Lo shock ha immediatamente bloccato i propositi di rimbalzo della settimana precedente sui mercati azionari, risucchiandoli verso i minimi di
gennaio. Un altro dato preoccupante, che spiega il motivo per cui la Federal Reserve sta continuando quotidianamente a pompare liquidità nel sistema bancario ed ha tagliato aggressivamente i tassi di 1,25 punti in una decina di giorni, è l`indagine sui mutui relativa al mese di gennaio, pubblicata dalla banca centrale USA. Emerge una forte restrizione creditizia da parte della maggioranza delle banche, non solo sulla clientela subprime, ma anche per i mutui erogati alla clientela maggiormente solvibile (il comparto “prime”) ed alle imprese. Le banche hanno manifestato crescenti difficoltà a cartolarizzare anche questi mutui, dal momento che la crisi di fiducia rende problematico piazzare sul mercato a prezzi decenti anche queste obbligazioni. Pertanto rendono più difficile superare gli esami di ammissione ai finanziamenti ed allargano gli spread. Faccio notare che anche le banche italiane, che continuano a dichiarare di non aver mai peccato sulle obbligazioni subprime, si stanno adeguando alla moda di allargare gli spread anche sui mutui di casa nostra. E` stato intanto presentato il bilancio federale americano per i prossimi due anni, che prevede un sensibile peggioramento del deficit, anche a causa delle misure di sostegno alle famiglie da 150 miliardi di dollari, stanziate da Bush per fronteggiare la recessione. Intanto la BCE continua ad affermare che non ci sono pericoli di recessione per l`Europa, spalleggiata in questo proprio ieri anche dall`Ecofin, ed insiste a temere soprattutto l`inflazione. Si notano comunque ammorbidimenti nei toni e la implicita ammissione che nonostante ciò non potrà rimanere insensibile a lungo ai continui tagli effettuati dalla Fed, che hanno ormai invertito il segno del differenziale tra i tassi abreve europei ed americani. Ne porta le conseguenze l`euro, che sta tornando verso quota 1,40 sul dollaro e potrebbe forse aprire una stagione correttiva. Nei prossimi giorni non abbiamo molte comunicazioni. Ci sarà da concentrare l`attenzione sulle vendite al dettaglio e sulla produzione industriale USA, mentre in Europa verranno comunicati i dati preliminari sul PIL del 4° trimestre. Non mancheranno le dichiarazioni dei banchieri centrali, che saranno interpretate ai fini di prevedere le prossime mosse di politica monetaria.